Hangzhou, una metropoli moderna dal cuore antico

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Lo Zhejiang, grande provincia centro-orientale della Cina, tra canali, fiumi e centinaia di chilometri di coste è un territorio strettamente legato all’elemento dell’acqua; la sua capitale, Hangzhou, ne è l’esempio più rappresentativo grazie a un lago, lo Xi Hu (Lago Occidentale), sulle cui sponde anche il grande Marco Polo rimase in contemplazione.

Lo stesso viaggiatore veneziano, al quale Hangzhou ha dedicato una statua in riva al lago, la definì, senza tanti giri di parole, “la più nobile e bella città al mondo”, e a ragione: boschi di salici e distese di loto, maestose pagode e boschi che rinverdiscono le sponde hanno fatto da sfondo a mille leggende della tradizione popolare cinese.

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Hangzhou, con oltre sei milioni di abitanti nella sua area urbana, centri commerciali e grattacieli di ultima generazione è indubbiamente una metropoli moderna, ma la placida maestosità dello specchio d’acqua, circondato da boschi e pagode, mantiene intatto il suo spirito antico.

Il Lago Occidentale attira milioni di visitatori ogni anno, soprattutto dalla Cina ma negli ultimi anni anche dall’estero, e le sue rive sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2011. In estate, decine di migliaia di escursionisti si avventurano sui sentieri che conducono alle pagode e ai templi immersi nei boschi vicini o lungo il suo periplo, che si può percorrere a piedi in poche ore. Ma un’escursione del genere prevede tante soste obbligate, a cominciare dalla Pagoda di Leifeng o delle Sei Armonie, una struttura imponente ricostruita nel 2002 dopo il collasso (avvenuto nel 1924) del tempio originario del X secolo. L’edificio religioso è legato alla figura di Bai Suzhen, la ragazza “Serpente Bianco” protagonista di poemi e spettacoli teatrali che, secondo la leggenda, venne qui imprigionata.

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Nello spazio di poche centinaia di metri lungo le sponde del lago le vicende di Cina antica e moderna si intrecciano: sulla costa meridionale si possono vedere la tomba di Yue Fei, condottiero medievale simbolo per i Cinesi della resistenza agli invasori e, a breve distanza, una lussuosa villa in stile Liberty, residenza di Chiang Kai-Shek prima del suo esilio.

Lungo le sponde si incontrano numerosi scenic spots, punti panoramici che già dal nome rivelano suggestioni tutte cinesi: “I tre stagni che riflettono la luna”, “Gli orioli in canto tra i salici”, “La neve che si scioglie sul ponte rotto”, “La luna d’autunno sul placido lago”, solo per citarne alcuni.

Ad Hangzhou le acque non solo modellano il paesaggio, ma hanno anche importanza commerciale: il Grande Canale, il più esteso corso d’acqua artificiale al mondo, proprio qui ha origine e si estende per oltre 1800 chilometri, fino a raggiungere Pechino. Venne iniziato nel 486 a.C., addirittura prima della fondazione di Roma, e venne completato mille anni dopo. Si stima che milioni di cinesi parteciparono ai lavori di realizzazione, e non raramente vi perirono. Interseca cinque dei più importanti fiumi della Cina, tra cui il gigantesco Yangze o Fiume Azzurro, e ancora oggi costituisce un’importante arteria di trasporto merci su acqua.

Ogni anno, a settembre, una folla oceanica di turisti e curiosi si assembla lungo le sponde del Qiantang, il fiume che costeggia la città, per assistere a un incredibile fenomeno: onde di marea, chiamate “mascheretti”, che risalgono il fiume controcorrente e che qui arrivano a svariati metri di altezza.

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A pochi chilometri dalle rive del lago Occidentale, arroccato su una successione di colline, si trova Lingyin, il Tempio del Ritiro Spirituale, uno dei più importanti monasteri buddisti di tutta la Cina; risalente al IV secolo d.C., venne fondato dal monaco Hui Li, arrivato fin qui dalle remote terre dell’India. Lingyin custodisce nei suoi padiglioni un gran numero di statue monumentali, tra cui primeggia un Buddha di 26 metri con alle spalle un maestoso altorilievo in legno, costituito da centinaia di figure lignee che raccontano la storia del Bodhisattva della Misericordia Guanyin. Fin dalle prime ore del mattino un silenzioso esercito di fedeli popola il tempio, inginocchiandosi al cospetto delle figure sacre, agitando bastoncini di incenso, toccando lungo il cammino le iscrizioni beneauguranti: un’atmosfera carica di profonda spiritualità che si rivela sorpresa inaspettata per gli occidentali, che qui arrivano ancora spaesati dallo sfrenato consumismo di metropoli moderne come Shanghai o Hong Kong.

Chi è felice di una vita semplice, sarà felice per sempre, recita un’incisione sulla roccia: una filosofia di vita che per millenni è appartenuta al popolo dell’Impero Celeste e che sembra ancora rivivere in questo rifugio di spiritualità.

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